L’Argentina all’epoca di Guttero

gio 27 Settembre 2012

L’Argentina all’epoca di Guttero
L’Argentina all’epoca di Guttero
L’arco temporale rappresentato dalla vita di Alfredo Guttero (Buenos Aires, 1882-1932), esponente chiave del panorama artistico argentino, coincide con uno dei periodi di maggior stabilità politica, di progresso e di benessere economico dell’Argentina.

Con l’avvento alla presidenza, il 6 agosto 1890, di Carlos Pellegrini – detto “El Gringo” (“Lo Straniero”) per essere figlio dell’ingegnere Carlo Enrico Pellegrini, arrivato dall’Italia nel 1828 –, termina infatti la crisi (una delle tante che ciclicamente, anche in tempi recenti, hanno travagliato quel paese...) degli anni ottanta del XIX secolo. Seguirà poi la presidenza di altri personaggi che hanno segnato la storia della nazione, da Luis Sáenz Peña a Hipòlito Yrigoyen, sino al golpe militare del 1930.
Per effetto della massiccia immigrazione dall’Europa – soprattutto dall’Italia, e in particolare dal Piemonte –, la popolazione, che a fine Ottocento non arrivava a cinque milioni, risulterà nel 1940 superiore a quindici.
Le sterminate e fertili pampas (pianure), che si estendono da Rosario, sul Rio de la Plata, verso e oltre Córdoba, vengono bonificate e coltivate a grano; i bastimenti, che trasportano il prodotto verso i porti italiani, ritornano carichi di cubetti di porfido, che serviranno a lastricare le strade centrali delle principali città delle zone agricole. Un esempio su tutti: San Francisco, in provincia di Córdoba, unanimemente riconosciuta come capitale della “Pampa Gringa”, essendo i suoi abitanti per la stragrande maggioranza d’origine piemontese.
I ricchi estancieros (proprietari terrieri) vanno a svernare in Europa – a Parigi in particolare – con la famiglia e la servitù, talvolta portandosi dietro sui transatlantici una o due mucche per assicurare la somministrazione del latte ai loro figli. Molti, al ritorno, si fanno accompagnare dai migliori architetti francesi, ai quali affidano la progettazione e la realizzazione di sontuosi palazzi, simili ai migliori di Parigi, lungo le principali avenidas del centro di Buenos Aires, quali la Santa Fe, la Córdoba, la Corrientes e la 9 de Julio. Quest’ultima viene tracciata abbattendo le vecchie case, risultando – con i suoi centoquaranta metri di larghezza – uno dei corsi più ampi del mondo, al centro del quale, all’intersezione con la Corrientes, verrà costruito l’obelisco, simbolo della città.
Nei pressi della 9 de Julio il 25 maggio 1890 viene dato inizio alla costruzione del Teatro Cólon, affidata a due architetti italiani: Francesco Tamburini prima, al collega di studio Vittorio Meano poi, autore anche del Palazzo del Congresso ispirato a quello di Washington, ma di maggiori dimensioni. I lavori del teatro dureranno venti anni; sarà inaugurato il 25 maggio 1908 con l’Aida di Verdi. Sempre in questi anni (nel 1907) viene rifatta l’intera pavimentazione della Cattedrale – a cura di altro architetto italiano, Carlo Morra – in mosaico veneziano.
A Parigi, per ragioni diverse da quelle che vi spingevano gli estancieros, nel 1904 va anche Alfredo Guttero. Ha solo ventidue anni, ma si è già fatto conoscere e si è affermato a Buenos Aires come pittore paesaggista, tanto da vedersi assegnata una borsa di studio che gli permette di andare in Europa, ove rimarrà – vivendo e lavorando a Parigi, in Germania e in Italia – sino al 1927.
Fondamentale per la sua formazione artistica risulta la frequentazione della parigina Accademia Ranson, che fa capo a Maurice Denis, dove ha modo di conoscere anche alcuni degli avanguardisti, tra i quali Modigliani, Chagall, Soutine e Klee.
Ristabilitosi a Buenos Aires, parallelamente a un folto gruppo di artisti argentini, in particolare Emilio Pettorutti, Xul Solar, Norah Borges e Alfredo Bigatti, abbandona lo stile pittorico parigino, scegliendo il ritorno all’ordine nelle ricerca di forme libere ed equilibrate, comunque lontane dall’accademismo.