Giada è una parola di lunga tradizione, con la quale tutt’oggi nel commercio molti, sbagliando, denominano genericamente diversi minerali massivi e traslucidi, adatti all’intaglio. La gemmologia invece differenzia tra giada giadeite e giada nefrite, due tipi di gemme che mineralogicamente presentano in comune soltanto la caratteristica di appartenere alla grande famiglia dei silicati.
Al professore francese A. Damour si deve, nel 1863, la caratterizzazione scientifica delle due specie minerali giadeite e nefrite. Scoperto che il minerale verde birmano che stava analizzando era differente da quello fino ad allora conosciuto come giada cinese (la nefrite), gli attribuì il nome di giadeite.
Entrambi i minerali posseggono un’estrema tenacità, dovuta al fatto che si presentano sotto forma di aggregati policristallini con tessitura in genere molto compatta. La tenacità è la proprietà fisica grazie alla quale un corpo si oppone alla frattura. La “giada” è il minerale più tenace che si conosca. Difficilissima da rompere, proprio a causa della compattezza, si presta molto bene a essere intagliata.
Fa parte del gruppo dei piròsseni. In natura la giadeite si presenta tipicamente in aggregati policristallini (sistema cristallografico monoclino) estremamente compatti e grazie a ciò è traslucida od opaca.
In casi eccezionali sono stati rinvenuti monocristalli di giadeite, materiale davvero raro e di altissimo pregio.
La giadeite verde smeraldo di massima qualità venne poi soprannominata “giada imperiale” per la fortuna che conobbe presso gli imperatori cinesi.
La giadeite non è solo verde, ricorre infatti in altri svariati colori. La tavolozza comprende sia i colori uniformi, bianco, nero, giallo, arancio rossastro, bruno, grigio, viola chiaro “lavanda”, porpora “malva”, sia quelli variegati e chiazzati o più colori nello stesso esemplare.
Con abilità gli intagliatori hanno saputo sfruttare le variazioni cromatiche, valorizzandole nelle incisioni e nell’oggettistica.
Responsabili delle diverse colorazioni sono elementi chimici estranei alla composizione chimica teorica incorporati dal minerale durante la sua formazione. Per esempio nel caso del verde più vivido l’elemento responsabile del colore è il cromo; il “lavanda” è dovuto al trasferimento di carica tra ferro bivalente e ferro trivalente.
Alcuni colori sono invece causati da residui di elementi o composti lasciati in seguito a impregnazione di soluzioni acquose negli interstizi tra i diversi granuli della massa policristallina.
La giadeite verde smeraldo, nota come giada imperiale, estratta in Myanmar, fra tutte le varietà è la più rara e ambita. Per essere degna dell’appellativo “imperiale” deve essere semidiafana, di colore verde smeraldo e priva di inclusioni. Le sue quotazioni rivaleggiano con quelle del diamante.
Ma se in Occidente sono più conosciute le diverse tonalità di verde, in Estremo Oriente sono anche molto apprezzati il bianco uniforme e il giallo con una lieve sfumatura rosa. La varietà rossa è tra le più pregiate. In gioielleria è abbastanza diffusa la varietà “lavanda” con il suo delicato viola chiaro.
Da sempre la fonte primaria è il Myanmar (già Birmania), per quantità e qualità. Myanmar è certo più noto come paese produttore ed esportatore di grezzo che non come centro di lavorazione. La lavorazione avviene in Cina, da dove poi i pezzi finiti vengono esportati in tutto il mondo.
Negli Stati Uniti vige il “Tom Lantos Block Burmese JADE Act”, legge che dal 2008 bandisce rigorosamente l’importazione di gemme birmane, grezze e lavorate, contro le gravi violazioni dei diritti umani commesse dalla giunta militare birmana. Nel 2009 la Dogana statunitense ha pubblicato le Conditions for Importation, regolamento di attuazione della legge. Il JADE Act specifica che tutti i rubini, le giadeiti e la gioielleria contenente queste gemme provenienti dal Myanmar non possono entrare negli Usa anche se le pietre sono state lavorate e trasformate altrove. Eccezioni si applicano solo alle pietre presenti negli Usa precedentemente al 27 settembre 2008 e agli articoli importati per uso personale.
La CIBJO (Confédération internationale de la bijouterie, joaillerie, orfèvrerie, des diamants, perles et pierres - The World Jewellery Confederation) ha aderito alla United Nations Human Rights Council Resolution S-5/1 del 2 ottobre 2007 e pertanto invita gli associati ad astenersi dall’acquisto di gemme provenienti dal Myanmar.
La giada storica conosciuta per prima nella storia dell’umanità (secondo millennio avanti Cristo) era la giada nefrite.
La nefrite è policristallina essendo costituita da minuti cristalli fibrosi intrecciati in una tessitura che ricorda il feltro.
Anche la gamma di colori della nefrite è ampia: verde, da chiaro a scuro, bianco, giallo, bruno, grigio, nero, striata e maculata.
Il ferro è il responsabile di verde, giallo, bruno. La varietà detta commercialmente Mutton-fat (grasso di montone), bianca o gialla molto chiara, traslucida, è particolarmente apprezzata in Cina.
I giacimenti di nefrite ricorrono in molti paesi del mondo: Taiwan, Canada, Australia, Nuova Zelanda, California, Stati Uniti, Russia, Polonia, Svizzera, Italia. Ma i produttori della miglior qualità oggi sono considerati Canada (British Columbia) e Taiwan.
Meno rara e quindi oggi valutata come meno pregiata della giadeite, la nefrite nel tempo è stata impiegata sia in gioielleria che come materiale ornamentale o per oggetti rituali.
In Russia il nome più saliente dell’arte lapidaria è quello di Peter Carl Fabergé (1846-1920). Il maestro prediligeva la nefrite siberiana, con la quale creò sculture e oggettistica, capolavori in miniatura per la sua selezionata e ricchissima clientela.
Negli ultimi decenni il fascino della giadeite è stato in parte intaccato dai trattamenti migliorativi che, se rendono attraenti e disponibili per il mercato di massa giadeiti di bassa qualità e di valore molto contenuto, d’altra parte si prestano a fornire materiali scadenti dall’aspetto ingannevole.
Le tecniche e i processi si sono evoluti in particolare da quando, nel 1983, fu scoperta in Myanmar una grande quantità di giadeite, conosciuta come 83-jade, la cui scarsa qualità imponeva i trattamenti.
A Hong Kong, la capitale mondiale del commercio delle giade, fu quindi stabilita una classificazione delle giadeiti per differenziare le pietre naturali da quelle trattate.
A-jade: giadeite naturale, non trattata. Sono considerate accettabili l’uso leggero di acidi per la rimozione dei residui di abrasivo dopo il taglio e una lieve impregnatura con cera o paraffina. Queste operazioni sono ritenute parte della lavorazione tradizionale.
B-jade: giadeite sbiancata con acidi per rimuovere inclusioni minerali scure o ossidi di ferro e poi impregnata con polimeri incolori per riempire i vuoti lasciati dall’azione degli acidi.
C-jade: giadeite tinta artificialmente. I colori artificiali non sono durevoli.
B+C-jade: giadeite tinta e impregnata.
D-jade: doppietta costituita da giadeite verde incollata a una base di plastica traslucida.
Per gli orientali la giadeite conserva il suo significato mistico solo se è di tipo A.
In Occidente prevale il valore estetico ed è quindi ammesso il tipo B, apprezzato anche perché più lucente.
Per quanto riguarda la nefrite, occasionalmente può essere tinta. L’impregnazione con paraffina per pulire la superficie è un processo comune, accettato dal mercato.
Se già può essere complicato distinguere senza le adeguate competenze tra giadeite e nefrite, molte sono le pietre naturali massive, opache o traslucide, che possono venire confuse con esse. Tra queste, soprattutto serpentino, idrogrossularia, saussurite, amazzonite, vesuviana potrebbero ingannare un pubblico generico. Il serpentino, un silicato idrato di magnesio, per esempio, è stato utilizzato per migliaia d’anni come gemma e materiale ornamentale, fatto testimoniato da oggetti dell’antica Mesopotamia.
Oggi è tra i più comuni materiali “alternativi” alla giade, relegato a un ruolo di imitazione, che la natura non ha previsto, ed è spesso presentato con denominazioni ingannevoli, come New jade, Korean jade, Soochow jade.
La valutazione della giadeite finita per la gioielleria si basa sui seguenti parametri: colore, limpidezza (clarity), taglio, dimensioni, traslucentezza, tessitura. A un’asta a Hong Kong nel 1997 una collana di giadeite “imperiale” di 27 grani di circa 15 mm di diametro fu venduta a 9,3 milioni di dollari, mentre un paio di orecchini pendenti di giadeite “imperiale” con diamanti tagliati a rosa fu venduta a 1,55 milioni di dollari. La nefrite, di per sé, non è una pietra costosa. In questo caso il fattore di valutazione più importante è la qualità della lavorazione e l’epoca dell’incisione e dell’intaglio.