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Old Masters Paintings

200

Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)

Veduta costiera

Estimate: EUR 15.000,00 - 18.000,00

Currency Conversion
Currency Conversion
USD 17.836,00 - 21.404,00
GBP 12.771,00 - 15.325,00
Lot No.
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)

Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683)
olio su tela, cm 130x198, siglato GG

Perizia di Gaincarlo Sestieri del 31 ottobre 2017

La ringrazio sentitamente di avere sottoposto alla mia attenzione questa rilevante grande “Marina” (dipinto a olio su tela, cm 220 x 160), imperniata su un’ampia insenatura della costa, così da costituire un attracco portuale naturale – un superbo due alberi è in rada – avendo sulla frastagliata riva destra le restanti imponenti colonne scanalate di un tempio di ordine composito e più avanti un arco di trionfo romano, tipo quello di Tito, addossato a dei moderni edifici urbani, e sulla sinistra una torre di guardia, seguita dal profilo di una costa montagnosa che si protende verso il centro della scena. Il dipinto, a parte la indubbia alta valenza della movimentata e ben articolata inventiva e della sua resa nei vari parametri, ha un’importante valore documentario in quanto siglato “G.G.” e “A.S.” nei quattro riquadri formati dalla corda incrociata che lega la balla posta in primo piano, con ai lati cinque uomini, di cui uno intento a sollevarla. Lettere che corrispondono infatti ai nomi di Giuseppe Ghisolfi (Milano 1623 – 1683)  e di Alessandro Salucci (Firenze 1590 – Roma post 1657), cioè due caposcuola del filone del “Capriccio architettonico”in Italia nel XVII secolo, attestando una loro collaborazione forse esplicata anche in altri casi.

Quindi il quadro costituisce un termine di raffronto determinante per una maggiore delucidazione del loro operato, e che naturalmente avrebbe rappresentato una utilissima testimonianza inedita nella corposa pubblicazione che ho potuto dare alle stampe solo due anni or sono: Il Capriccio architettonico in Italia nel XVII e XVIII secolo (etgraphiae editore, Foligno 2015). Un rimpianto comunque ripagato dalla importanza di questa nuova acquisizione, che stimola a proseguire le ricerche in questo particolare filone iconografico, con una nuova angolazione critica rispetto alle carriere dei due succitati pittori. 

Infatti le succitate sigle ci attestano da un lato che già ai primi anni del sesto decennio – il Ghisolfi, come riportato dall’Orlandi (Abbecedario Pittorico, Bologna 1719), venne a Roma nel 1650 e vi si dovette trattenere almeno tre anni -  il pittore milanese doveva avere riscosso un lusinghiero credito, così da giustificare questa opera ‘a due mani’ da parte del Salucci che aveva alle spalle una lunga carriera, e al quale spetta, a mio giudizio, la basilare inventiva di questa “Marina”, con la impostazione in diagonale della riva destra, in cui alla fine compare un parametro tipico del suo repertorio, quale l’arco di trionfo, inserito in un contesto urbano contemporaneo, che costituisce quasi una firma del pittore. Sempre al Salucci ritengo che spetti pure l’esecuzione delle figurine, piuttosto semplici e poco rifinite nei particolari dell’abbigliamento, quali compaiono nelle sue opere più avanzate in cui non si avvalse della collaborazione del Cerquozzi e del Miel, suoi partners essenziali nelle sue composizioni di maggior prestigio che ho potuto illustrare quasi completamente nella mia succitata pubblicazione (op. cit., III, figg. 1-10).  Da tali riscontri stilistici si può presumere che la commissione di questa rilevante “Marina” di ampia risonanza spaziale nel suo grande formato, sia stata rivolta al Salucci, ma non è da escludersi un affidamento concordato ai due specialisti del settore da parte di un estimatore di questo filone iconografico che ormai dopo la metà del XVII secolo, grazie soprattutto all’affermazione di Viviano Codazzi, prima a Napoli e poi a Roma, dove agì pure il figlio Niccolò, doveva aver conseguito un notevole successo. Comunque a fianco di quella del Salucci, manifesta è la paternità del Ghisolfi per i resti del tempio in primo piano sulla destra, sia dal punto di vista espositivo che pittorico, come pure alla sua mano penso che spetti sicuramente l’esecuzione del grande vascello in rada, inquadrato quasi frontalmente – nel Salucci le imbarcazioni sono brevemente accennate – e con buone probabilità pure la stesura della costa nella parte sinistra della scena. Più difficile è stabilire che abbia eseguito la sezione del cielo, tutto percorso da grandi nuvole con quelle in primo piano cariche di pioggia. Come ho esposto nella mia succitata pubblicazione tanto l’avvio  del Ghisolfi quanto l’ultima fase del Salucci nel filone del “Capriccio architettonico” risultano ancora assai oscuri per l’assenza di dati cronologici sicuri, ma verosimilmente proprio in tale scorcio delle loro carriere va collocata questa inedita “Marina”, ossia poco dopo l’arrivo di Giuseppe a Roma sulla metà del secolo.. Il fatto che uno specialista quasi esordiente sia stato chiamato a collaborare con uno già affermato, dovrebbe attestare che Giuseppe probabilmente già prima del suo primo soggiorno romano – comunque di sicuro tappa fondamentale della sua decisiva maturazione – avesse acquisito una specifica erudizione prospettico quadraturista già a Milano, dove in effetti la prima educazione gli fu impartita dal padre Giuseppe, ricordato come “architetto buonissimo ancora attivo nel 1660” . Quindi un probante punto fermo nella sua evoluzione, essendo la presente “Marina” stata eseguita sicuramente a Roma poco dopo il 1650. Parallelamente la partecipazione prioritaria del Salucci nella sua esecuzione verrebbe ad attestare un suo perdurante credito in questo campo specifico ancora in età avanzata – Alessandro era sessantenne alla metà del secolo -  confermando però un allentamento di quella esattezza oggettiva che caratterizza le sue specifiche opere più rappresentative, aventi quali collaboratori il Miel e il Cerquozzi, con le quali egli dovette crearsi un più che lusinghiero credito sia a Roma, come attestato da alcune committenze altolocate, che all’estero, come comprovato dalla collocazione di alcune in note collezioni pubbliche e private.

Estimate

EUR 15.000,00 - 18.000,00

 
Currency Conversion
USD 17.836,00 - 21.404,00
GBP 12.771,00 - 15.325,00
sold
EUR 26.000,00

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