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Majolica and Porcelain

239

Coppia di figurine Doccia, Manifattura Ginori, 1750-1765 circa

Estimate: EUR 9.000,00 - 14.000,00

Currency Conversion
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USD 10.241,00 - 15.931,00
GBP 8.121,00 - 12.632,00
Lot No.
Coppia di figurine Doccia, Manifattura Ginori, 1750-1765 circa

Coppia di figurine Doccia, Manifattura Ginori, 1750-1765 circa
Porcellana. Marca: assente. Altezza cm 16,5; cm 15. Zampe anteriori, orecchie, punta della lancia restaurate
I cavallini sono stati esposti alla storica mostra del 2001 “Lucca e le porcellane della Manifattura Ginori” al Complesso monumentale di San Micheletto di Lucca, e pubblicati sul relativo catalogo al numero 168


Della singolare coppia di cavalli rampanti sostenuti da trofei di guerra non si ha testimonianza negli inventari di vendita della Manifattura di Doccia risalenti agli anni cinquanta-sessanta del Settecento, epoca a cui è da ricondurre la loro esecuzione. Tuttavia, tra i modelli acquisiti durante la direzione del fondatore, il marchese Carlo Ginori e del figlio Lorenzo sono annotati nell’Inventario dei Modelli: “N. 6 [...] 8 diversi animali che sono [...]. Il terzo un piccolo cavallo di Gio. Bologna [...]” e ancora “N. 12 A questo numero vi sono 3 cavallini di Gio. Bologna. Il primo che posa puramente con le gambe di dietro; il secondo con le gambe di dietro e la sinistra d’avanti, e la gamba destra per aria, il terzo posa con le gambe di dietro sulla base con briglia alla bocca. Tutti con le sue forme” (Lankheit 1982, p. 159, 84:6 e p. 162, 89:12)
Sembra, pertanto, che i modelli di cavalli pervenuti nella manifattura siano riconducibili quanto meno all’invenzione del Fiammingo. Se poniamo a confronto i nostri esemplari tra di loro ne deduciamo che siano derivati da un unico archetipo, nonostante le differenze nella resa della criniera e nella posa delle zampe, quest’ultima però imputabile a problemi legati alla loro esecuzione
Stilisticamente il prototipo da cui sono derivati potrebbe essere rintracciato in una riduzione vicina all’esemplare in bronzo dell’allievo e collaboratore del Giambologna, Pietro Tacca conservato al Museo Nazionale del Bargello (h cm 63). Al di là delle diverse dimensioni, esso comunque si discosta dalle versioni in porcellana per la presenza di varianti, tra cui le più evidenti sono nel modellato della criniera e nella postura delle zampe anteriori. Filippo Baldinucci nella vita del Giambologna fornì una lista “de’ Gruppi, che si fanno in di bronzo co’ modelli Gio. Bologna” e tra questi risulta annotato “un Cavallino, che sta in su due piedi”, a conferma che anche il maestro aveva ideato equini in atteggiamento rampante (Baldinucci-Ranalli 1681-1728, vol. II, 1846, p. 583)
L’assenza della nostra coppia di cavallini negli inventari dei magazzini (negozi) della manifattura porta a ipotizzare che siamo in presenza di prototipi o di una committenza. L’osservazione di questi esemplari porta a propendere per la prima ipotesi, in quanto per l’impasto impiegato sono databili, come detto, all’incirca agli anni cinquanta-sessanta del Settecento. In questi anni sono riscontrabili alcuni difetti tipici nella produzione della manifattura riguardo la realizzazione di soggetti similari, che si sviluppano in verticale con uno scarso ancoraggio alla base. Si veda, ad esempio, il Ratto di Deianira al Detroit Institute of Arts, sempre su invenzione del Giambologna, ma con varianti. Il processo di ‘rammollimento’ al quale è sottoposta la porcellana durante la cottura a 1400°C produce una riduzione volumetrica dell’esemplare, che induce uno spostamento della massa. Se tale spostamento non viene riequilibrato da puntelli posizionati nella parte più aerea della figura si può incorrere in uno sbilanciamento della stessa, con conseguente collasso su se stessa. Ciò appare assai evidente nel Ratto di Deianira, ma si scorgono tracce anche nei cavallini, che abbiamo detto provenire da uno stesso modello, anche se la postura appare diversa. I trofei posti sotto al corpo avevano la funzione di puntelli e dovevano sostenere il peso dell’equino. Nel caso del trofeo con lo scudo in primo piano la riuscita è migliore rispetto a quello con la corazza. Tuttavia, in entrambi i casi il piegamento innaturale delle zampe posteriori del cavallo è visibile dall’inarcatura dell’ossatura, come riscontrabile anche nel Ratto di Deianira
Se accettiamo per questi esemplari una natura sperimentale, possiamo ipotizzare che l’idea di creare dei puntelli con l’assemblaggio di trofei di guerra sia da ricondurre alla posa impennata del cavallo, che prelude ad un’azione. Verosimilmente, tali trofei potrebbero essere selezionati tra quelli impiegati alla base del centrotavola al Victoria and Albert Museum di Londra, risalente all’incirca ai medesimi anni e evocante, sempre alla base, i Quattro Mori eseguiti da Pietro Tacca, per il monumento livornese a Ferdinando I de’ Medici
Per le dimensioni potremmo ipotizzare un impiego della coppia di cavallini in “desserts”. Centritavola o “sortù” sono stati eseguiti dalla manifattura negli anni cinquanta del Settecento e figure di cavalli marini compaiono, ad esempio, come sostegno di conchiglie con la funzione di rinfresca bottiglie. Peraltro è noto che la tradizione fiorentina dell’apparecchiatura della tavola con composizioni e animali realizzati in materiali effimeri, quali lo zucchero, fosse in uso presso la bottega del Giambologna. Michelangelo Buonarroti il Giovane nel descrivere il matrimonio di Maria de’ Medici con Enrico IV di Francia cita la presenza sulla tavola anche di Caccine e Cavallini (Buonarroti il Giovane 1600, p. 14)

Bibliografia di riferimento:

Buonarroti il Giovane 1600
M. Buonarroti il Giovane, Descrizione delle felicissime nozze della Cristianissima Maestà di Madama Maria Medici Regina di Francia e di Navarra, Firenze 1600
Baldinucci-Ranalli 1681-1728
F. Baldinucci, Notizie de‘ Professori del Disegno da Cimabue in qua, Firenze 1681-1728, edizione a cura di F. Ranalli, 5 voll., Firenze 1845-1847
Lankheit 1982
K. Lankheit, Die Modellsammlung der Porzellanmanufaktur Doccia. Ein Dokument italienischer Barockplastick, München 1982
R. Balleri, L’invenzione giambolognesca nelle porcellane settecentesche di Doccia, in Giambologna gli dei, gli eroi, catalogo della mostra a cura di B. Paolozzi Strozzi, D. Zikos, Firenze 2006., pp. 343-347
D. Gasperotto, Cavalli e cavalieri. Il monumento equestre da Giambologna a Foggini, in Giambologna gli dei, gli eroi, catalogo della mostra a cura di B. Paolozzi Strozzi, D. Zikos, Firenze 2006, pp. 89-105
V. Montigiani, Cavallo rampante, in Pietro Tazza. Carrara, la Toscana, le grandi corti europee, a cura di F. Falletti, pp. 168-169, cat. 20
Estimate

EUR 9.000,00 - 14.000,00

 
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