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Scuola italiana dell'inizio del XVI secolo Madonna in trono con il Bambino e due angeli
€ 20.000,00 / 30.000,00
Stima
Conversione Valute
Descrizione
Scuola italiana dell'inizio del XVI secolo Madonna in trono con il Bambino e due angeli
tempera su tavola
cm 52X40X10,5
cm 52X40X10,5
Provenienza
Collezione privata, Bergamo
Autentica
Expertise Prof. R. Longhi (1960)
Ulteriori informazioni
La tavola qui presentata raffigura la Madonna con il Bambino e due Angeli, un soggetto molto comune nell’arte sacra del Rinascimento italiano tra Quattrocento e primo Cinquecento destinato alla devozione privata. Il tratto è dolce e lineare e la compostezza delle figure sono funzionali a trasmettere un senso di tenerezza materna e di maggiore vicinanza al divino, pur mantenendo una certa idealizzazione nei volti delle figure, caratteristica tipica della pittura devozionale dell’epoca.
Come evidenziato da Roberto Longhi, all’interno dell’opera si colgono chiari richiami “perugineschi” sia da un punto di vista stilistico sia compositivo e in particolare modo alla produzione dell’allievo Giovanni di Pietro, conosciuto come lo Spagna (si veda la Madonna con il Bambino conservata al Louvre).
Nonostante non sia possibile attribuire con certezza l’opera a un preciso artista, è indubbio che elementi quali la compattezza degli incarnati, che Longhi definisce “quasi maiolicata”, e le tipologie fisionomiche dei volti dei personaggi la riconducano senza alcun dubbio a quella produzione artistica dell’Italia centrale che si sviluppò a inizio Cinquecento che sulla scia delle innovazioni e intorno alla fiorente bottega di Perugino.
Come evidenziato da Roberto Longhi, all’interno dell’opera si colgono chiari richiami “perugineschi” sia da un punto di vista stilistico sia compositivo e in particolare modo alla produzione dell’allievo Giovanni di Pietro, conosciuto come lo Spagna (si veda la Madonna con il Bambino conservata al Louvre).
Nonostante non sia possibile attribuire con certezza l’opera a un preciso artista, è indubbio che elementi quali la compattezza degli incarnati, che Longhi definisce “quasi maiolicata”, e le tipologie fisionomiche dei volti dei personaggi la riconducano senza alcun dubbio a quella produzione artistica dell’Italia centrale che si sviluppò a inizio Cinquecento che sulla scia delle innovazioni e intorno alla fiorente bottega di Perugino.
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