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Diana cacciatrice
Filosofo (Euclide?)

€ 4.000,00 / 5.000,00
Stima
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Descrizione
matita nera su carta
Largh. 140 - Alt. 170 mm
recto/verso
reca al verso a sinistra iscrizione: "il Parmesano"
Provenienza
Collezione Erich Schleier, Berlino; Collezione Pacini, Firenze, asta 1892 (marchio in basso a sinistra)
Ulteriori informazioni
Non sono purtroppo note la data e le circostanze dell'acquisto del disegno da parte di Erich Schleier (1934-2023), uno dei massimi e più raffinati conoscitori di arte italiana Sei-Settecentesca del secondo Novecento. Noto soprattutto per i suoi studi sulla pittura del barocco e del classicismo romano e emiliano, Schleier aveva raccolto una collezione di disegni e dipinti legati ai temi dei studi suoi (Lanfranco, Girolamo Troppa, Giacomo Cavedone, vari artisti napoletani) e della moglie Mary Newcome (numerose opere grafiche di scuola genovese).
In questo contesto, non è del tutto chiara la vicenda attributiva del foglio:
che il nome di Parmigianino - e non quella di una generica assegnazione a «scuola» parmense - sia il punto su cui è necessario fare i conti, è evidente a un primo esame dei disegni del recto e del verso.
I due bozzetti sono infatti chiaramente ricollegabili a un piccolo gruppo di studi a matita riuniti da Popham (1971, pp. 16-17) sotto l'etichetta di «metal point series» per il legame con alcune incisioni di formato ridotto, siglate con l'appellativo «F.P.». Si tratta, com'è noto, di disegni eseguiti su ritagli di fogli delle dimensioni di carte da gioco, la cui superficie è occupata quasi per intero da una singola figura, con un minimo accenno di ambientazione.
Il Filosofo sul verso del foglio in esame appare infatti in stretto rapporto con due disegni autografi del gruppo, oggi nelle raccolte del Louvre (inv. RF 6504 e RF 583r, Popham 1971, nn. 416 e 417). La freschezza e l'immediatezza del tratto, e la presenza di alcune varianti nella composizione (come le pieghe del drappo ricadente verso il suolo, la posizione leggermente diversa del «profilo perduto» del volto e l'inclinazione del braccio destro, più sollevato rispetto a entrambi i fogli parigini) collocano il disegno in esame ancora nella fase di ideazione preliminare, escludendo che si tratti di un d'apres.
Di importanza ancora maggiore è il collegamento con due altre incisioni con Diana cacciatrice. La prima è un chiaroscuro assegnabile a Antonio da Trento (103x145 mm); la seconda è a bulino, siglata «V.C.»
(240x305 mm) ed è stata attribuita al bolognese Vincenzo Caccianemici (Catelli Isola 1976-77, p. 33, n. 9) o, in alternativa, a Giulio Bonasone (come «after Caccianemici»; Bartsch, 1813, XV.176.5; Oberhuber 1963, p.
62; cfr. Massari 1983, pp. 43-44, n. 16). In tutte le derivazioni incise, la dea, in una posa quasi identica al disegno (qualche minima variante è nell'inclinazione delle braccia e nella rotazione del capo), è vista di profilo, nell'atto di incedere da destra a sinistra; nella stampa siglata «V.C.» è inserita in un'ampia composizione paesaggistica con rocce, alberi, armenti, colline e casupole di stampo nordicheggiante. Quanto a Caccianemici, «bolognese nobilissimo», va ricordato che Vasari (iI quale lo dice morto nel 1542), ne parla, nella vita di Parmigianino, come del principale tra gli «amici suoi»; questa stretta prossimità personale, se è vera l'identificazione con il maestro «V.C.», assume un significato di un certo interesse nell'ottica delle valutazioni sull'autografia del foglio in esame.
Riguardo alla cronologia, i dati di stile e i numerosi richiami all'attività incisoria suggeriscono una datazione intorno al 1530, tra gli ultimi anni del soggiorno romano e il momento del passaggio di Parmigianino in terra
bolognese (Mussini 2003).
Asta Live 1115

Disegni e Dipinti Antichi - I

gio 11 Dicembre 2025
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