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Giuseppe incarcerato

€ 12.000,00 / 16.000,00
Stima
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Descrizione
olio su tela
Cm 163X213
Provenienza
Collezione privata, Genova
Ulteriori informazioni
Queste due grandi tele provenienti dalla collezione di Raffaele Costa, mercante di coralli attivo a Genova tra la fine ‘800 e inizio ‘900 (P.G. Quartero, E. Dagnino, Genova e il corallo, Genova 2020, pp. 99, 104) sono un’aggiunta significativa al catalogo assai ridotto di Luca Saltarello. Nonostante il ‘raro talento’ a lui attribuito, siamo in possesso di poche informazioni sulla sua vita (R. Soprani, Le vite de’ Pittori, Scoltori, et Architetti Genovesi..., Genova 1674, p. 83); nonostante la gran copia di tele riposte in luoghi privati ’non più di tre opere si vedono di suo in luogo pubblico’ e di queste oggi è noto soltanto il Miracolo di san Benedetto per la chiesa di Santo Stefano a Genova, firmato e datato 1632. Indagini per il suo catalogo sono state condotte da Camillo Manzitti (Camillo Manzitti, Luca Saltarello: un percorso artistico tra naturalismo e barocco, ‘Paragone’, LVII, 2007 (2006), 70 (681), pp. 21-29) e da Anna Orlando (A. Orlando, Dipinti Genovesi dal Cinquecento al Settecento.
Ritrovamenti dalla collezionismo privato, Torino 2010, pp. 172, 210-211) su base stilistica.
Nella prima tela è raffigurato il momento in cui i sette figli di Giacobbe e di Lia ricevono 20 scicli d’argento per la vendita del loro fratellastro Giuseppe a mercanti ismaeliti, cioè provenienti dalla penisola arabica (Gen. 37, 25-28). Il primogenito Ruben, anche se incerto, conclude la trattativa su sollecitazione dal più giovane e
scaltro Giuda, a torso nudo con una sacca da pastore a tracolla. L’acquirente è un fiero mercante levantino, accompagnato da un uomo con pizzetto e da un vivace cavallo.
La seconda tela è ambientata alcuni anni dopo nella capitale del regno d’Egitto dove Putifarre, consigliere e capo delle guardie del faraone, ordina di incarcerare Giuseppe. Due anziane guardie eseguono perplesse l’ordine del generale di condurre in prigione Giuseppe il quale è accolto benevolmente dal custode delle carceri. Sullo sfondo della tela è evocato un momento ancora successivo della vita di Giuseppe, cioè quando anni dopo viene condotto alla presenza del faraone, riconoscibile per il vestito vagamente ispirato al robone dogale, per interpretarne i sogni (Gen. 41).
Bibliografia
M. Romanengo in Ottomani, Barbareschi e Mori nell'arte a Genova. Fascinazioni, scontri, scambi nei secoli XVI-XVIII, a cura di L. Stagno, D. Sanguineti e V. Borniotto, Sagep, Genova 2024, pp. 230-233, nn. 26a, 26b
Esposizioni
Ottomani, Barbareschi e Mori nell'arte a Genova, Palazzo Nicolosio Lomellino (Genova, 26/10/24-26/1/25)
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Old Masters - II

gio 11 Dicembre 2025
Genova
TORNATA UNICA 11/12/2025 Ore 16:30
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