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Susanna e i vecchioni

€ 150.000,00 / 250.000,00
Stima
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Descrizione
olio su tela
Largh. 129,5 - Alt. 92,5 cm
Provenienza
Collezione privata, Torino
Autentica
Expertise Prof. S. Causa
Ulteriori informazioni
Una primizia di Mattia Preti, forse romana

All’aperto e protetta da un albero una donna si sta bagnando a una fontana. La luce, che piove da sinistra, squadra un busto giovanile sodo e di sbalorditiva bellezza (e tenuta caravaggesca). La donna guarda verso l’alto, impetrando aiuto mentre due uomini, non più giovani e non ancora vecchi, con elaborati copricapi in testa, attraversati da stupore nel vederla seminuda cercano: il primo, dalla gran barba, di spogliarla dell’ultimo lembo del mantello bianco; l’altro, intimandole di tacere ricattandola. Bene.
L’atmosfera è massimamente tesa mentre il gioco di mani che ne viene fuori, nel chiaroscuro potente, è in tutto e per tutto degno del Guercino (si corra subito al quadro della Galleria Nazionale di Parma con lo stesso soggetto, che si data sul 1650). Sul lato destro, il profilo della fontana nasconde a malapena la staccionata dietro cui si apre un fondale di cielo al tramonto.
Con questo impressivo dipinto seicentesco si riapre il dossier dell’episodio di Susanna e i vecchioni, tratto dal “Libro di Daniele” (10. 15-25). Il seguito della storia è arcinoto: vistisi rifiutare, i giudici accusano la donna di adulterio. Condannata a essere lapidata, si salva per l’intervento del profeta Daniele che sbugiarda la coppia di infoiati calunniatori.
Come molti di noi ricordano, quello della casta Susanna è un tema visitatissimo dai maestri del colore, soprattutto nel secolo Barocco, per la possibilità di elaborarne una versione insinuantemente profana, incrociando i temi eterni del nudo muliebre, del voyeurismo e del potere dello sguardo. Pose, gesti e ambientazione: non ci vorrebbe altro a reindirizzare la tela nel contesto romano (e napoletano) post caravaggesco, nutrito di succhi della pittura bolognese dove non mancano riflessi della conoscenza di un supremo stilista spagnolo come il Ribera (1591 -1652). Se la lettura dello stile abbia ancora un senso, siamo dinanzi a un originale della giovinezza di Mattia Preti: se da collocare a Napoli o a Roma intorno alla metà degli anni ’40 è, allo stato degli studi, impossibile precisare. Che la tela sia un Preti del primo tempo lo conferma anche solo il confronto col Cristo e la Cananea che, di recente, è stato ristudiato come autografo del maestro sulla metà del quinto decennio.
Sia come sia in questa “Susanna molestata” possiamo salutare la prima o, quantomeno, tra le più antiche versioni di un soggetto cui il gran maestro tavernese, cresciuto tra Napoli e Roma, con un lungo e alacre epilogo maltese, si applicherà altre volte; fino al capolavoro oggi in Fondazione Longhi a Firenze, già del tempo napoletano (1651-63) e che lo storico d’arte Roberto Longhi comprò nel 1946, affidandolo nelle mani di un restauratore del nome di Mario Modestini che mise a nudo il decolté della donna in uno dei lavori di ripristino più rivelatorii del dopoguerra. E Longhi era stato il maggiore e primo sponsor del pittore con il saggio di apertura del 1913.
Poi, si sa, in questo principio di millennio, gli studi sul Preti sono nuovamente decollati ai margini delle ricerche sul Caravaggio e sul movimento caravaggesco (val la pena di considerare come la coda del catalogo dell’importante mostra caravaggesca del Palazzo Reale di Milano del 2006 fosse interamente consacrata, nei termini di una postilla monografica, al “primo tempo di Mattia Preti”).
Questo esclusivo focalizzarsi sulla quota caravaggesca del maestro calabrese ha finito per mettere in ombra diverse altre componenti della sua agenda culturale che pure, a rigore, risaltano vivamente nel nostro dipinto. A cominciare dai rapporti con Napoli e con la cultura di Ribera e di altri maestri locali. Bene.
Chi conosca, non superficialmente, lo scomparto napoletano del secondo trentennio ricorderà almeno le due versioni del soggetto di Susanna e i vecchioni cui s’impegnarono Massimo Stanzione e un compagno di strada come il De Rosa. Tutto lascia credere che Preti conoscesse quadro di Stanzione, oggi a Francoforte, attribuitogli dal Voss, e che si suole datare nel corso degli anni ’30. Meno convincente dovette sembrargli, invece, la scelta di Pacecco, nel gran quadro di Capodimonte, di slargare l’episodio in una sorta di piano sequenza. Ma a questo punto bisogna sgombrare il campo da un equivoco che rischierebbe di fraintendere i dati di stile e, dunque, la qualità del dipinto in esame.

Mattia e non Gregorio
Negli ultimi anni, gli approfondimenti della gioventù studiosa di Mattia hanno conciso con quelli sul fratello Gregorio (1603-1672), stabilmente a Roma dal 1624, ma certamente prima transitato per Napoli e con cui Mattia collaborò e che, fino a un certo punto, sebbene più giovane, contribuì a indirizzare. Mattia lo raggiunse a Roma e i due avrebbero lavorato insieme dal ’32 al ’36. Attenzione: in nessun caso è possibile avanzare, per il dipinto in esame, il nome di Gregorio. Al nome del maggiore (e insieme minore) dei Preti osta innanzitutto il confronto con una Susanna e i vecchioni ricondotta di recente alla mano di Gregorio. L’avvicinamento tra i due quadri è clamorosamente perdente. Anche nelle giocate e giornate migliori Gregorio appare più secco e disegnato rispetto alle mirabili stesure del fratello minore, infinitamente più dotato.

Scheda a cura del Prof. S. Causa
Bibliografia
Bibliografia di riferimento:

John Spike, Gregorio Preti, i dipinti, i documenti, 2003
“Gregorio Preti, calabrese (1603-1672). Un problema aperto”, catalogo della mostra a cura di Rossella Vodret e Giorgio Leone, Cosenza 2004;
Caravaggio e l’Europa. Il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti, catalogo della mostra, Milano 2006;
Stefano Causa, scheda della “Susanna e i Vecchioni” di Mattia Preti, in “Caravaggio. Lotto. Ribera. Quattro secoli di capolavori dalla Fondazione Longhi di Padova”, catalogo della mostra a cura di Mina Gregori – M. C. Bandera – D. Banzato, Padova 2008, pp. 148- 149, n. 35;
Il trionfo dei sensi. Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti, catalogo della mostra, Roma 2018;
Keith Sciberras, Mattia Preti. Life and Works, Malta 2020
Yuri Primarosa, Nuove scoperte su Mattia e Gregorio Preti. Il Cristo e la Cananea restaurato, i quadri di Santa Maria dell’Anima e altri inediti, in Barocco in chiaroscuro. Persistenze e rielaborazioni del caravaggismonell’arte del Seicento. Roma, Napoli, Venezia 1630 – 1680, a cura di A. Cosma e Y. Primarosa, Roma 2020, p. 66, fig. 7.
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