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Importanti maioliche italiane dal Rinascimento al Barocco

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Coppa (“crespina”) Casteldurante, bottega dei Picchi, maniera di Andrea da Negroponte, 1555- 60 ca.

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Coppa (“crespina”) Casteldurante, bottega dei Picchi, maniera di Andrea da Negroponte, 1555- 60 ca.

Maiolica Diametro cm 30 Restauro al piede e piccole integrazioni al bordo Provenienza: collezione privata
La coppa presenta umbone centrale, attorno al quale si dispogono delle baccellature piuttosto serrate, teminanti a smerlatura all’orlo; il piede è a parete svasata. Sul recto è istoriato il biblico episodio di “Giuditta e Oloferne” (GIUDITTA 13, 4- 8). La giovane vedova ebrea è raffigurata al centro nel momento in cui, dopo avere decapitato Oloferne nella sua tenda, sulla destra, ancora con la spada alzata, porge la testa del generale assiro alla sua ancella che, inginocchaiata davanti a lei, tiene aperto un sacco; in secondo piano al centro è dipinto un grande albero a doppio tronco e a margine della scena sulla sinistra due soldati che puntano l’indice verso la donna; sullo sfondo edifici a evocare la città di Betulia. Dipinta in piena policromia. Tipico dell’autore che va sotto il nome di Andrea da Negroponte, del quale si è riferito in questa sede nelle schede degli albarelli ai nn. 56 e 57, è di impostare la scena partendo simmetricamente lo spazio o con rocce o con alberi, come anche questo caso dimostra. Inoltre in questo istoriato il maestro conferma le sue inconfondibili caratteristiche stilistiche, cioè anatomie del costrutto un po’ debole e fisse in pose rigide, vedute di città un po’ convenzionali ed una tavolozza in cui spicca un arancio ocraceo che conferisce vivacità al racconto: elementi caratterizzanti che egli mantiene anche nelle opere più tarde, come una “crespina”, raffigurante “Il sacrificio di Isacco” delle raccolte dei Museo Civici di Padova, con la data “i luglio 1557”1. Allo stesso ambito durantino del Negroponte appartengono tre “crespine”, anch’esse istoriate con “Giuditta” di analagoga iconografia, rispettivamente nel Museo di Arezzo2, nei Civici Musei di Pesaro3 e nella Wallace Collection di Londra4, mentre un piatto, nel Museo di Saint-Omer, offre lo stesso soggetto ma con il corpo del generale assiro disteso a terra decapitato, differentemente dalla interpretazione della nostra coppa che ne è priva5. 1MUNARINI- BANZATO 1993, p. 115, scheda n. 306, p. 317. 2FUCHS 1993, scheda 234, p. 239. 3MANCINI DELLA CHIARA 1979, scheda n. 307. 4NORMAN 1976, scheda C154, pp. 303- 304. 5BALIGAND 1986, scheda23, p. 59.