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Coppia di comò lastronati in violetto e bois de rose di forme Luigi XV, 1765-75 circa.

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Descrizione

Coppia di comò lastronati in violetto e bois de rose di forme Luigi XV, 1765-75 circa.

cm 120X59X86
Sul fronte e sul piano motivo a stella contornato da cuori intarsiati, sui fianchi motivo del “quadrifoglio”, un comò a due cassetti e l’altro a tre cassetti simulanti il medesimo disegno frontale del gemello, montature in bronzo cesellato e dorato.
Ulteriori informazioni
L’uso dei legni della lastronatura dei due comò, con il motivo dei cuori e del quadrifoglio, è chiaramente riferibile alla tradizione genovese di metà ‘700, sintesi tra il gusto francese allora imperante nella committenza locale e le più lontane influenze inglesi delle impiallacciature “oyster-veneers” di inizio del secolo derivanti dai
contatti commerciali e marittimi, caratteristiche perduranti nella produzione ebanistica della città portuale fino all’epoca neoclassica.

Tuttavia, lo studio sistematico e la catalogazione dei mobili genovesi di ebanisteria riapparsi negli ultimi decenni, ha permesso di individuare un gruppo omogeneo, sempre di alto livello, opera di un ebanista con caratteristiche particolari molto evidenti attivo probabilmente a Milano, tra i quali è ora doveroso inserire questa
coppia di mobili. Attualmente non è stato ancora possibile rintracciare il nome del maestro ebanista, ma dall’attento esame della sua produzione si è potuto capire alcune cose del suo percorso.

E’ indubbio che l’origine di questo ebanista fosse genovese, per il gusto e l’uso dei legni assolutamente tipico, frutto di una capacità tecnica collaudata e ben sperimentata, che solo una formazione ligure poteva garantire.

Nello stesso tempo, l’attenta osservazione dei vari modelli a lui riferibili, evidenzia caratteristiche costruttive e di forme estranee alla produzione genovese e invece strettamente riferibili ai mobili lombardi della migliore qualità. Cassettoni come questi con bombature tipiche del barocchetto lombardo, ribalte con base a urna e alzata a un solo sportello analoghe a certi modelli milanesi in radica, comodini e altri mobiletti di disegno non genovese ma rifiniti con impiallacciature e essenze di tradizione e tecnica ligure.

Non difficile quindi ipotizzare la collaborazione tra un ebanista genovese e un falegname lombardo addetto alla costruzione delle strutture di base dei mobili, secondo l’uso dell’epoca che vedeva la ripartizione del lavoro nelle botteghe tra personalità specializzate in aspetti diversi del lavoro.
Alcune considerazioni ci permettono di capire che questa bottega era attiva in Lombardia, probabilmente a Milano, e non a Genova.

Come si è detto, tutte le strutture dei mobili sono di costruzione tecnicamente lombarda. I comò sono molto spesso con piani in legno e quando portano piani in marmo sono sempre di cave reperibili in Lombardia, estranei alla tradizione genovese. Gli splendidi bronzi di grande forza plastica che spesso arricchiscono
questi mobili non sono mai di modello genovese, diversi per esecuzione, cesellatura e doratura, ma presentano invece caratteristiche e disegni analoghi alle montature di bottega milanese riscontrabili sulla migliore produzione lombarda del terzo quarto del
‘700, compresa quella giovanile di Giuseppe Maggiolini.

La presenza di bronzi di disegno già neoclassico su alcuni mobili di forme ancora Luigi XV di questo gruppo, testimonia il perdurare dell’attività della bottega almeno per tutto l’ottavo decennio del XVIII secolo.

L’ipotesi sul luogo di produzione è anche confermata dal frequente rinvenimento di questi mobili “genovesi” in antiche collezioni lombarde e dall’esistenza, secondo l’uso milanese, di diverse coppie di comò come in questo caso, mentre, fino a prima del periodo neoclassico, non sono note coppie di comò o comodini a Genova,
testimonianza di un diverso uso dell’abitare delle famiglie del ceto dirigente genovese in questo periodo storico.

Attualmente questo gruppo di mobili, di grande qualità, conta alcune decine di rinvenimenti delle più disparate tipologie con caratteristiche comuni inconfondibili, che saranno resi noti in futuro, sperando che le ricerche nel frattempo permettano di individuarne con certezza l’autore. Frequente è il particolare disegno dell’impiallacciatura con il motivo a stella in legno chiaro circondato da cuori in violetto, utilizzato anche su questa coppia di cassettoni.

Tra i diversi pubblicati in passato come genovesi, voglio citare ad esempio lo splendido cassettone a ribalta, con maniglie molto simili a queste, reso noto da Giuseppe Morazzoni, Il mobile genovese, edizione 1962, n. 35-37, tavv. XX e XXI, e un comò di piccole dimensioni pubblicato dal sottoscritto, L’ebanisteria genovese del
‘700, 1995, n. 75, pag. 128, effettivamente proveniente da una storica famiglia milanese. Una grande scrivania di altissima qualità, unica nel suo genere a me nota, è comparsa come genovese nel catalogo Sotheby’s London, The Alberto Bruni Tedeschi Collection, 21 marzo 2007, lotto 135.

LODOVICO CAUMONT CAIMI
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