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Palazzo Loschi Zileri dal Verme - I

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Allegoria dell’Innocenza. Marmo bianco.

Pio Fedi
(Viterbo, 1816 - Firenze, 1892)

€ 15.000,00 / 20.000,00
Stima

Allegoria dell’Innocenza. Marmo bianco.

Pio Fedi
(Viterbo, 1816 - Firenze, 1892)

Largh. 36 - Prof. 48 - Alt. 65 cm
iscrizione alla base “Pio Fedi scolpiva in Firenze 1869”.
Il raffinato lavoro, in cui la purezza delle forme già si palesa nelle lucenti trasparenze del candore immacolato del marmo di Carrara, raffigurante un’armoniosa immagine di bambina dalle piccole ali di farfalla e dai setosi boccoli trattenuti da un nastro che incorniciano il volto innocente mentre siede su un cuscino di gigli, così palesando la metafora allegorica, è magistralmente scolpita nei modi di un romanticismo struggente ancora permeato da sentimenti neoclassici.
Il suggestivo componimento è opera autografa dello scultore Pio Fedi (Viterbo 1816 - Firenze 1892) uno tra i massimi artisti del secondo ottocento italiano formatosi tra Roma e Firenze accanto ad importanti maestri come Pietro Tenerani (Carrara 1780 - Roma 1889) e Lorenzo Bartolini (Vernio 1777 - Firenze 1850) che elesse Firenze come sua città di adozione e dove aprì il suo atelier in Via dei Serragli nella ex chiesa del monastero di Santa Chiara attorno al 1842.
Nel suo fortunato percorso artistico ebbe importanti committenze pubbliche e private sia in patria che all’estero come ad esempio le statue di Niccolò Pisano (1849) e di Andrea Cisalpino (1859), esposte nel portico degli Uffizi, affidategli dal Granduca Leopoldo II o il monumento funebre per una figlia dei Principi Leov nel cimitero di San Pietroburgo raffigurante un Angelo Custode del 1852. Ma senza ombra di dubbio il suo capolavoro è il Ratto di Polissena, monumentale gruppo eseguito tra il 1860 ed il 1865 e collocato nella loggia dei Lanzi in piazza della Signoria accanto ad opere come il Ratto delle Sabine del Giambologna e il Perseo del Cellini come sorta di conservazione del Fedi nell’empireo artistico toscano; ed è proprio pochi anni dopo il raggiungimento del suo apice scultoreo che l’artista esegue, firmandole e datandola, la raffinata ed intima allegoria dell’innocenza
Massimo Vezzosi, Firenze