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Giovanni Battista Piranesi (Mogliano Veneto, 1720 - Roma, 1778), architetto, archeologo e, soprattutto, incisore, è la personalità di maggior rilievo del panorama incisorio italiano del XVIII secolo; autentico “mago” delle morsure, è unanimemente considerato uno dei più grandi acquafortisti della storia. L’estrema padronanza degli acidi permette, infatti, all’artista veneto di sviluppare un linguaggio assolutamente nuovo e originale, nel quale è possibile cogliere interessanti riflessi di Salvator Rosa, Marco Ricci e Giambattista Tiepolo.
Cresciuto artisticamente a Venezia presso Carlo Zucchi, incisore, scenografo e pittore di vedute, nel 1740 si trasferisce a Roma ove soggiornerà, tranne che per brevi periodi (Venezia, Napoli, Ercolano, Paestum e Pompei), sino alla morte.
Qui si perfeziona, approfondendo lo studio e le tecniche dell’acquaforte, presso la bottega di Giuseppe Vasi, noto per aver inciso molte stampe per il Re delle due Sicilie e per Benedetto XIV. Rivelando da subito le doti di pregevole incisore vedutista, lavora insieme ad alcuni allievi dell’Accademia di Francia a una serie di piccole vedute della città, date alle stampe nel 1745 con il titolo Varie Vedute di Roma Antica e Moderna.
Piranesi esegue, sempre verso il 1745, i Capricci; ma è a partire dal 1743, nelle 16 tavole delle Carceri d’invenzione – un insieme di vedute fantastiche nelle quali spinge le possibilità della tecnica sino all’estremo – che realizza quello che unanimemente viene considerato il suo capolavoro. Realizzate con forti contrasti chiaroscurali, le Carceri conducono l’osservatore in una sorta di delirante inferno dantesco ove tragiche figure popolano antri bui e sotterranei a volta, mentre strumenti di tortura, torri e colonnati si alternano a scalinate senza fine.
Drammatiche e romantiche, le Carceri non incontrano però il favore del grande pubblico. L’artista quindi, dal 1748, si dedica alla sua opera principale, le Vedute di Roma: una serie di vedute, illuminate da una forte luce solare, di monumenti antichi e barocchi su cui lavorerà pressoché incessantemente sino alla morte. Le 135 stampe di grande formato raccolte in un volume saranno seguite da una seconda monumentale opera di 217 stampe in quattro volumi (Antichità Romane) illustrante i monumenti di Roma antica e che verrà data alle stampe nel 1756.
Ponte e Castel Sant’Angelo, piazza Navona, piazza di Spagna, il Colosseo, la Piramide Cestia, il Campidoglio e la sua scalinata, il Pantheon, le grandi basiliche, le fontane, tutti i luoghi e i monumenti notevoli di Roma vengono ritratti con un’assoluta padronanza del segno che, libero ed espressivo, appare ora sottile e delicato, ora marcato e forte, a volte quasi violento, creando effetti particolarissimi tali da collocare le Vedute tra le più interessanti creazioni dell’intero vedutismo italiano.
Nominato nel 1757 membro onorario della Società degli Antiquari di Londra (Society of Antiquaries), Piranesi viene eletto nel 1761 accademico dell’Accademia di San Luca. La sua bottega a palazzo Tomati, nell’attuale via Sistina a Trinità dei Monti, fu un vero e proprio crocevia di amatori e artisti di ogni provenienza.
Negli ultimi anni della sua vita comincia a collaborare con i figli, con i quali si reca ripetutamente a Ercolano, Pompei e Paestum. La serie, Differentes Vues de Pesto, rimane però incompiuta e viene portata a termine dal figlio Francesco, anch’egli architetto di discreta fama che, tre anni dopo la morte del padre, assumerà la direzione della calcografia. Quando nel 1798 viene instaurata la Repubblica Romana, Francesco vi ricopre diverse cariche pubbliche – direttore di polizia e commissario per l’amministrazione delle finanze – per essere poi esiliato nel 1799 a Parigi. Qui fonda – con i fratelli Laura e Angelo, e grazie al favore di Giuseppe Bonaparte e Tayllerand – la “Calcographie du Piranesi Frères”, ristampando i rami portati da Roma e iniziando una produzione di terrecotte a imitazione di vasi antichi. Alla sua morte (1810) i rami vengono acquistati dalla casa editrice Firmin Didot che, dopo averli numerati in un’unica serie, ne fece una ristampa completa; nel 1839 furono infine acquisiti dalla Calcografia Camerale (attualmente Istituto Nazionale per la Grafica) per interessamento di Gregorio XVI, tornando definitivamente a Roma.
Autore di quasi mille stampe, protagonista indiscusso della cultura figurativa del Settecento, apprezzato da papi, committenti e intellettuali, in contatto con il mondo internazionale delle arti, Piranesi visse, lavorò e descrisse una Roma vivace e cosmopolita, prestigiosa tappa del Grand Tour: una città elegante e altera, crocevia di stili e riflessioni. Una sorta di “magnifica ossessione” cui dedicò per circa trent’anni un numero enorme di schizzi, disegni, incisioni, acqueforti, piegando ai dettami del suo stile le meraviglie architettoniche della città.
Le sue tavole, intimamente drammatiche, sono improntate da una dignità e una magnificenza espresse tramite la grandiosità e l’isolamento degli elementi architettonici, al fine di trasmettere la grandezza della Città Eterna.

La Cambi Casa d’Aste propone il volume completo di settantuno incisioni della prima edizione del periodo parigino, facenti parte della serie delle Vedute di Roma. Provenienti da una collezione privata veneta, le incisioni verranno battute nella prossima vendita di Antiquariato e Dipinti Antichi del 25 ottobre 2012, con una partenza d’asta di 30.000-35.000 euro.