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Già da alcuni anni le opere di Antonio Dias (Campina Grande, Paraiba, Brasile, 1944) vengono contese sempre più nelle aste internazionali. Con l’opera Monument to the memory, realizzata nel 1970, Cambi ha segnato il record europeo per questo artista, totalizzando 173.500 euro, nel corso dell’ultima vendita d’arte moderna e contemporanea, tenutasi a Genova il 12 giugno scorso.
Sono molti poi i lavori già presenti in collezioni prestigiose, come il MOMA di New York, il Ludwig Museum di Colonia, la Daros Collection di Zurigo, nonché i musei e le fondazioni latino americani più importanti. In oltre quarant’anni di lavoro, Antonio Dias partecipa alla scena artistica internazionale sviluppando un proprio linguaggio, potente e originale. Nelle sue opere sono coniugati il rigore concettuale ed una figurazione fatta di segni primitivi, immagini pop, collage, oggetti, ma anche fotografia, film e performance. La sua arte potrebbe definirsi un atto di sabotaggio delle forme di cultura commerciale, una critica, al limite tra l’ironia e la beffa, della società consumistica. Nel corso degli anni, la sua ricerca si volge sempre più alla sperimentazione di diversi materiali pittorici, senza però mai perdere di vista il lato ironico e provocatorio del lavoro.
Lasciato il Brasile nel 1966 durante la dittatura militare, Dias arriva a Parigi dove risiede per circa due anni. Nel 1968, venuto in Italia per la Biennale di Venezia, su consiglio del collezionista Marcello Rumma, decide di trasferirsi a Milano che da allora diventa la sua seconda città e dove tutt’ora ha casa e studio. Nonostante gli innumerevoli viaggi  e una lunga permanenza a Colonia, in Germania, Milano è il luogo da lui più amato, dove sempre ritorna, anche se per poco tempo. Il suo legame con Milano nasce in un periodo in cui, questa città, densa di fermenti e frequentazioni artistiche importanti, concentrato di grandi collezioni, è anche  luogo di grandi stimoli per l’artista.
Monument to the memory fa parte di un ciclo, iniziato nel 1968 e protrattosi circa fino al 1978, che  parte da un azzeramento dello spazio pittorico.
Qui, la rappresentazione è data da campi vuoti, bianchi, neri o grigi, simili ad universi stellati, dove si stagliano semplici parole, a volte riflesse come in uno specchio (GodDog), che ne accentuano e amplificano il significato.
I suoi continui viaggi lo portano nel 1977 in Nepal, dove va appositamente, alla ricerca di una carta speciale per realizzare un’edizione grafica, che gli era stata commissionata in Brasile. Avrebbe dovuto fermarsi per pochi giorni e si ferma invece per 5 mesi, facendo diversi esperimenti con questi fogli, fatti di materiali naturali. In questo mondo a parte, senza tracce di civilizzazione, nascono i suoi lavori su carta nepalese e questa esperienza gli apre nuovi orizzonti espressivi, tradotti poi anche sulla tela.  Viaggiare da un paese all’altro, conoscere culture e linguaggi diversi,  sempre alla ricerca di nuovi stimoli e confronti, oltrepassare i confini dell’universo personale e della rappresentazione pittorica, lo porta ad una produzione sempre diversa, frutto di esperienze diverse. Per Dias ripetersi equivale a fermarsi, vuol dire perdere la propria autonomia di pensiero e di azione.
All’origine della sua creatività, la poetica è molto importante, il modo di vedere le cose e il mondo, la capacità di osservazione, la cura per i dettagli, ma anche il lasciar sedimentare ciò che ha lasciato un segno nella memoria e che improvvisamente ritorna, per essere espresso con un fare artistico diverso. Per Dias nulla ha un solo significato, ma ci sono sempre diverse possibilità e aperture.
Durante gli anni ’80 si dedica maggiormente alla pittura e all’uso di  pigmenti minerali come l’oro, il rame, l’ossido di ferro coperto di strati di graffite, e ad elementi simbolici già ricorrenti nel suo lavoro come le ossa, la croce, il fallo, i rettangoli, le impronte del dollaro. Con queste opere l’artista, attraverso l’uso alchemico dei materiali, associati ai simboli, diventa creatore di campi energetici che ne accentuano il carattere magico ed evocativo. Dagli anni ’90 ad oggi, il suo lavoro è stato oggetto di mostre personali nei musei più importanti del mondo e alle Biennali d’Arte più prestigiose. Le sue opere sono state selezionate per mostre collettive di rilevanza internazionale a New York, Los Angeles, Miami, Chicago, in  Europa e in America Latina. Da alcuni anni a questa parte, trascorre la maggior parte del suo tempo a Rio de Janeiro ma non ha smesso di ricercare, sperimentare e ...viaggiare.