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Domenico Fiasella (Sarzana 1589-1669)
Enea e Anchise

€ 25.000,00 / 30.000,00
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Domenico Fiasella (Sarzana 1589-1669) Enea e Anchise

olio su tela, cm 230x190
Il dipinto narra della rocambolesca fuga di Enea da Troia esemplata sul dettato virgiliano. I personaggi, tradizionale allegoria delle Tre Età, come si evince dalla celeberrima interpretazione che del soggetto diede Federico Barocci per l’esemplare oggi conservato presso la Galleria Borghese, si stagliano in primo piano contro Troia in fiamme. La luna, silenziosa testimone in cielo, assiste alla messa in salvo di Enea che fugge recando in spalle il vecchio padre Anchise, seguito dalla moglie e dal figlioletto Ascanio che, figura emblematica di gioventù e di speranza, illumina la strada reggendo la fiaccola. L’ambientazione notturna rimanda al soggiorno romano di Domenico Fiasella quando il giovane artista genovese, incoraggiato dal vescovo di Sarzana Giovan Battista Salvago e dal fratello maggiore d’Orazio Lomi Gentileschi, si trovò ben accolto presso la dimora di Vincenzo Giustiniani e a formarsi proprio su quel “gran teatro caravaggesco” del marchese, come agli occhi dei contemporanei appariva la sua splendida quadreria. È in questo momento che il Sarzana poté studiare i precoci “coloriti di notte” di Luca Cambiaso, facendosi sempre più aderente alle istanze di stampo caravaggesco, ed entrare in contatto anche e soprattutto con le creazioni di Gherardo delle Notti. Non è un caso che alcune tele dell’olandese siano state riferite al maestro ligure; più volte gli addetti ai lavori hanno sollevato, a questo proposito, il rapporto necessariamente intercorso tra i due artisti, tentando di ripercorrerne le dinamiche. Certo è che a Roma i due dovettero entrare in contatto influenzandosi a vicenda, e se si pensa che Gerrit van Honthorst giunse probabilmente in Italia intorno al 1610, molto merito in questa dialettica di scambio reciproco bisogna riconoscere al giovane Fiasella. Rientrato a Genova nel 1617, l’artista inaugurò un decennio di fervidissima attività pittorica, facendosi ancora più stretto al collega olandese, per andare incontro alle esigenze della committenza nobiliare, per nulla insensibile alla moda capitolina e aggiornata sulle ultime creazioni di Gherardo (ancora da appurare ma assolutamente verosimile rimane un ipotetico soggiorno di Gherardo a Genova, postulato da Gianni Papi). E’ proprio nel giro d’anni compreso tra il terzo e il quarto decennio del secolo che si colloca il nostro dipinto, insieme ad una manciata di opere che sicuramente l’artista licenziò, riesumando l’ “artifizio notturno”, certo della loro buona riuscita commerciale, si pensi alla “Giuditta con la Testa di Oloferne” del Museo Civico di Novara, al “San Sebastiano curato da Sant’Irene” in collezione privata, all’ “Adorazione di pastori” e al “Cristo deriso”. Bibliografia: Piero Donati, Domenico Fiasella. Il Sarzana, Stringa Editore 1974, Tavola 50, pag. 159