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Studi per la Visitazione e Compianto sul Cristo morto
Studi anatomici
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Description
Studi per la Visitazione e Compianto sul Cristo morto Studi anatomici
matita nera, rossa, penna e inchiostro bruno su carta
Largh. 211 - Alt. 284 mm
Largh. 211 - Alt. 284 mm
disegno recto/verso
Origin
W.R. Jeudwine and Yvonne Ffrench; Charles Landolt (1971)
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L'opera si trova in regime di Temporanea Importazione storico-artistica e doganale.
Gli oneri dell'importazione definitiva saranno a carico dell'acquirente.
“(…) Già attribuito a Carlo Urbino e, successivamente, a scuola emiliana del XVI secolo (Italian drawings from the Robert Landolt collection, London 2020, p. 34, lot. 25), il disegno mostra, nei due abbozzi del recto, palmari rimandi alla grafica del fiorentino Pietro Buonaccorsi detto Perino del Vaga. All’interno di un generale contesto centroitaliano di matrice raffaellesca (visibile nell’elegante canefora in alto a sinistra), l’elemento che maggiormente suggerisce di restringere il campo in direzione di Perino è il modo rapido di delineare le figure, con nervosi segni di inchiostro nero tracciati sopra un primo abbozzo a matita, quasi senza staccare la penna dal foglio. I contorni sono ripassati più volte, specie in corrispondenza dei profili di mani, piedi, braccia e teste; secondo un modus operandi che, già a metà Cinquecento, Giovanni Battista Armenini riconosceva come peculiare del Buonaccorsi: con la presenza di un primo schizzo a matita o carboncino, su cui Perino abitualmente «profilava sopra con penna, riducendo tutto a miglior forma con farvi molti segni».
Tra gli aspetti più rimarchevoli in senso attributivo si segnalano il modo di delineare labbra, nasi e occhi con brevi segni ravvicinati all’interno dello
spazio vuoto delle sagome dei volti, e la resa dei piani di chiaroscuro con concitati tratti paralleli e ravvicinati, talora (come nell’abito della Vergine e in alcuni dettagli del gruppo principale della Pietà) con un caratteristico andamento zigzagato.
La stessa foga disegnativa, che conferisce a figure e panneggi in movimento una notevole impressione di dinamismo, è ritrovabile in molti altri fogli preparatori della fase matura dell’artista.
Particolarmente eloquenti sono i confronti con gli studi per gli ultimi interventi in Palazzo Doria a Genova (Budapest, Szépmuvészeti Mùzeum, inv. 1930; Linz, Stadtmuseum, inv. S/V 248) e per le diverse commissioni che Perino seguì, in collaborazione con altri artefici, dopo il rientro nella Roma farnesiana. Tra queste ultime si possono citare gli abbozzi per la decorazione, eseguita solo in parte, per la Sala Regia in Vaticano (Londra, Courtauld Institute, inv. Witt 4673), o per alcune raffinate opere affidate a ricamatori, cristallieri o maestri vetrai, come le placche in cristallo della teca oggi al Museo di Copenaghen (il tondo con la Cacciata dei mercanti dal tempio, Stoccolma, Museo Nazionale, inv. NMH 256/1973) o della Cassetta Farnese del Museo Nazionale di Capodimonte (Besançon, Musée des Beaux-Arts, inv. D 1398). (…)”
Scheda a cura del Prof. M. Pavesi
Gli oneri dell'importazione definitiva saranno a carico dell'acquirente.
“(…) Già attribuito a Carlo Urbino e, successivamente, a scuola emiliana del XVI secolo (Italian drawings from the Robert Landolt collection, London 2020, p. 34, lot. 25), il disegno mostra, nei due abbozzi del recto, palmari rimandi alla grafica del fiorentino Pietro Buonaccorsi detto Perino del Vaga. All’interno di un generale contesto centroitaliano di matrice raffaellesca (visibile nell’elegante canefora in alto a sinistra), l’elemento che maggiormente suggerisce di restringere il campo in direzione di Perino è il modo rapido di delineare le figure, con nervosi segni di inchiostro nero tracciati sopra un primo abbozzo a matita, quasi senza staccare la penna dal foglio. I contorni sono ripassati più volte, specie in corrispondenza dei profili di mani, piedi, braccia e teste; secondo un modus operandi che, già a metà Cinquecento, Giovanni Battista Armenini riconosceva come peculiare del Buonaccorsi: con la presenza di un primo schizzo a matita o carboncino, su cui Perino abitualmente «profilava sopra con penna, riducendo tutto a miglior forma con farvi molti segni».
Tra gli aspetti più rimarchevoli in senso attributivo si segnalano il modo di delineare labbra, nasi e occhi con brevi segni ravvicinati all’interno dello
spazio vuoto delle sagome dei volti, e la resa dei piani di chiaroscuro con concitati tratti paralleli e ravvicinati, talora (come nell’abito della Vergine e in alcuni dettagli del gruppo principale della Pietà) con un caratteristico andamento zigzagato.
La stessa foga disegnativa, che conferisce a figure e panneggi in movimento una notevole impressione di dinamismo, è ritrovabile in molti altri fogli preparatori della fase matura dell’artista.
Particolarmente eloquenti sono i confronti con gli studi per gli ultimi interventi in Palazzo Doria a Genova (Budapest, Szépmuvészeti Mùzeum, inv. 1930; Linz, Stadtmuseum, inv. S/V 248) e per le diverse commissioni che Perino seguì, in collaborazione con altri artefici, dopo il rientro nella Roma farnesiana. Tra queste ultime si possono citare gli abbozzi per la decorazione, eseguita solo in parte, per la Sala Regia in Vaticano (Londra, Courtauld Institute, inv. Witt 4673), o per alcune raffinate opere affidate a ricamatori, cristallieri o maestri vetrai, come le placche in cristallo della teca oggi al Museo di Copenaghen (il tondo con la Cacciata dei mercanti dal tempio, Stoccolma, Museo Nazionale, inv. NMH 256/1973) o della Cassetta Farnese del Museo Nazionale di Capodimonte (Besançon, Musée des Beaux-Arts, inv. D 1398). (…)”
Scheda a cura del Prof. M. Pavesi
Live auction 1118
Fine Art Selection
wed 20 May 2026
Milan
SINGLE SESSION 20/05/2026 Hours 15:30
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