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Cornelio De Wael (Anversa 1592 - Roma 1667)
Allegoria della Redenzione

€ 7.000,00 / 9.000,00
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Cornelio De Wael (Anversa 1592 - Roma 1667) Allegoria della Redenzione

olio su tela, cm 48x80
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Perizia di Gianni Bozzo: “L’Allegoria della Redenzione riferibile a Cornelis De Wael (olio su tela cm 80 x 48) è opera di alta qualità e di paternità pressoché certa, ma di iconografia alquanto misteriosa e difficile: in un’atmosfera oscura e notturna, con connotazioni paesaggistiche praticamente indefinite, ove si escluda un accenno a chiome arboree e a nuvole sulla destra, Gesù Bambino vestito di una bianca tunica è crocifisso mentre all’estrema sinistra compare un giovane in qualche modo assiso tra le nuvole, possibile soggetto della visione, quindi, in un alone luminoso Dio Padre in cielo con corteggio di angeli. Ai piedi della croce, la Vergine si inginocchia insieme ad un angelo alato; a sinistra, un sacerdote vestito di paramenti liturgici si appresta ad incensare la scena, mentre, in secondo piano, una pia donna incrocia le mani sul petto. A destra, subentra un anziano viandante con bastone in compagnia di un asino. L’ipotesi che si tratti di San Giuseppe per l’affinità con molte raffigurazioni del padre putativo di Cristo in temi affini, come il Riposo nella fuga in Egitto, confligge col fatto che la figura è priva di aureola, laddove Gesù Bambino e la Vergine ne sono, ovviamente, dotati; ciò rende ancora più oscuro il senso della raffigurazione. L’iconografia del Divino Infante addormentato sulla croce è attestata da vari dipinti tra cui uno celebre di Guido Reni (Collezione privata?) e uno, ancora più icastico, di Ludovico Miradori detto il Genovesino (fig. 1 ) mentre il Bimbo crocifisso è immagine della pietà controrifomata, tanto che San Paolo della Croce si spinge a scrivere che Cristo stesso avrebbe rivelato che, fin nel ventre della Vergine, aveva assunto la posizione del crocifisso. Nella storia della pittura italiana -in un’ovvia prospettiva europea- l’Allegoria della Redenzione più famosa è quella di Ambrogio Lorenzetti ora nella Pinacoteca di Siena, incentrata su una visione escatologica complessa in cui i Novissimi entrano potentemente in scena e la vicenda della salvazione umana passa attraverso la morte e la resurrezione di Cristo, tema comune peraltro alle non numerosissime versioni dello stesso tema, come quella di Cranach il Giovane nel Museo di Belle Arti di Lipsia,(fig. 2 ) fitta di riferimenti simbolici e rimandi che spaziano dall’AnticoTestamento alla contemporaneità del ritratto dei committenti, risolta in ultima istanza nella pacata visione del Redentore dormiente nella morte da Lui vinta.Nel dipinto di De Wael il Bimbo crocifisso riceve l’adorazione dalla Vergine e l’incenso dal celebrante vestito di sontuosi paramenti sacerdotali; nell’Apocalisse (5:12) vi sono moltitudini di angeli attorno al trono e alle creature viventi “ che dicono a gran voce: degno è l’Agnello che è stato immolato di ricever la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione”; in effetti molti elementi del testo giovanneo collimano col nostro dipinto: il personaggio che ha la visione, Giovanni, Cristo infante Agnello sacrificale per eccellenza sulla croce, gli angeli intorno e il tributo degli onori e della gloria riassunto nell’incenso del celebrante e nell’adorazione di Maria inginocchiata davanti alla croce, il tutto alla presenza di Dio Padre che reca il globo a significare il suo dominio sul creato. Dal punto di vista formale, il dipinto di De Wael in esame compone con sapiente mestiere i personaggi nel campo allungato della scena; la luce, come di lampo, proveniente ovviamente dal Dio Padre si riverbera sulle figure evidenziandone i dettagli con l’amore del microcosmo che è prerogativa peculiare del pittore, si notino gli splendidi particolari dei paramenti, il turibolo, ma anche la naturalezza dell’asino condotto in scena sulla destra, il suo paziente chinare il capo. Il naturalissimo agire dei personaggi, la loro perfetta fusione con l’ambiente trasformano una complessa raffigurazione teologica in una scena di vita come quelle che animano le sue celebri serie delle Sette opere di Misericordia, calate così bene nel clima genovese da fare dell’artista fiammingo un caposaldo della pittura ligure. Anche se qui, la natura escatologica del tema e un’insopprimibile aura di mistero che pervade la scena precludono gli aspetti aneddotici e di genere, di solito presenti nelle composizioni del De Wael. Va tuttavia ricordato che la collaudata tecnica pittorica del De Wael, mutuata ovviamente dalla grande pittura fiamminga, contiene in sé una certa propensione polivalente che affronta con spirito duttile i più diversi argomenti, e basti qui ricordare la memorabile caduta di Icaro di Brughel (Bruxelles, Musée Royaux des Beaux Arts ) su cui viene subito in mente la poesia di. W. H. Auden, che meglio di chiunque altro potrebbe commentare la scena in esame con le parole del sonetto Musée des Beaux Arts : Sul dolore la sapevano lunga/ gli Antichi Maestri: quanto ne capivano bene /la posizione umana come avvenga /mentre qualcun altro mangia o apre una finestra o se/ ne va a zonzo spensierato/ come, quando gli anziani aspettano riverenti con fervore/ la miracolosa nascita, debba sempre esserci qualche bambino che non l’avrebbe per niente voluta e pattina su un laghetto alle soglie del bosco”
Live auction 309

Fine Art

wed 25 - thu 26 October 2017
Genoa
FIRST SESSION    25/10/2017   Hours 10:00 am  
Lots 1/267
SECOND SESSION    25/10/2017   Hours 03:00 pm  
Lots 268/611
THIRD SESSION    26/10/2017   Hours 10:00 am  
Lots 612/890
FOURTH SESSION    26/10/2017   Hours 03:00 pm  
Lots 891/1261