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Jan Roos (Anversa 1591- Genova 1638)
Scena allegorica con figura femminile

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Jan Roos (Anversa 1591- Genova 1638) Scena allegorica con figura femminile

olio su tela, cm 160x200
La tradizione fiamminga si sposa qui con quella genovese dando vita ad un capolavoro che rimettiamo al catalogo di Jan Ross, quel pittore dalle due anime, come ha spesso precisato Anna Orlando, che fu grado di portare a compimento la sintesi mirabile tra la sua cultura anversese d’origine e quella genovese d’adozione. Imbarcatosi per l’Italia nel 1614, Roos fece visita prima a Roma insieme ai fratelli De Wael, per poi risalire a Genova nel 1616 con l’intento di riprendere la strada di casa. Eppure, “trattenuto da alcuni Signori perché facesse loro alcune pitture”, fu costretto a modificare i suoi piani e, abbandonando definitivamente l’idea di tornare a riascoltare lo sciabordio dei galeoni, si installò a Genova, dove si sposò e aprì una bottega che ebbe immediato successo e che gestì fino alla sua morte, avvenuta nel 1638. Qui, l’ormai naturalizzato italiano Giovanni Rosa, ebbe modo di collaborare con il cognato Giacomo Legi e di formare il fiorante Stefano Camogli, nonché di lasciare che la sua fama si rispandesse fino alla corte dei Medici, e poi ancora oltralpe in Francia e in Spagna. La sua maestria fu sommamente lodata dalle fonti coeve che lo ricordano come “ingegnoso coloritore” e autore di “naturalissimi frutti e fiori” ma anche di “naturalissimi ritratti”, come si evince dagli esemplari oggi conservati al Museo del Prado e presso la Galleria Corsini di Roma. Non fa eccezione il nostro dipinto che ci presenta una donna, immersa in un tripudio di fiori e frutta, accolta da una natura festante che le fa da sipario. Sulla destra si apre una quinta che digrada sulla campagna ridente e accanto alla fanciulla, che assume immediatamente una valenza allegorica, riposa mesta una pecora accanto alla quale si presentano invitanti alcune forme di formaggio. Con la consueta perizia tecnica, il Rosa si attarda sul dettaglio mettendo in atto quell’indagine micrografica tipica della pittura fiamminga e facendo ricorso al contempo, del morbido impasto genovese di vandyckiana e strozziana memoria.