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Giovan Battista Quagliata (Messina 1603- Messina 1673)
Mosè e le figlie di Jetro

€ 10.000,00 / 15.000,00
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Giovan Battista Quagliata (Messina 1603- Messina 1673) Mosè e le figlie di Jetro

olio su tela, cm 101x128
Importante ritrovamento appare questa grande tela riconducibile al catalogo di Giovan Battista Quagliata, misterioso maestro messinese la cui parabola artistica rimane ancora in parte un nodo da sciogliere. Dell’opera si erano perse le tracce, nonostante un negativo conservato presso la fototeca Longhi ne testimoniasse l’esistenza. Sul retro della foto, Roberto Longhi metteva già alla prova il suo buon occhio assegnando il dipinto al pittore (iscrizione manoscritta “G.B. Quagliata”), un’ipotesi accolta successivamente da Rosanna De Gennaro (De Gennaro 1985, pp. 29, 31) in occasione del suo prezioso cammeo monografico su “Prospettiva” nel 1985. Cresciuto all’interno di uno stimolante clima culturale messinese di primo Seicento, il Quagliata, venuto alla luce nel 1603, fu avviato ai rudimenti del mestiere nella bottega di famiglia, prima dal padre, Giovanni Domenico, e poi dal fratello maggiore, Andrea. Il suo biografo Francesco Susinno tramanda che si trasferì a Roma «giovanetto che non arrivava alli ventiquattro» per circa una dozzina d’anni, notizia che sembra trovare riscontro nelle scarse menzioni d’archivio che sono giunte fino a noi sul pittore. Nel 1634 fu membro dell’Accademia di San Luca e verso il 1640, all’età di trentasette anni fece rientro a Messina, forse stazionando brevemente nel vice regno. Come si evince dall’analisi del nostro esemplare, moduli napoletano-meridionali, quelli impiegati da Micco Spadaro, per esempio, si sposano con formule classicheggianti. È certo che Giovan Battista respirò nella capitale l’arte di Lanfranco e Domenichino, non mancando all’appuntamento neanche con quella di Vouet e di Poussin, che sembrano sovrintendere nell’organizzazione compositiva e figurale degli spazi narrativi. Al Poussin è stato curiosamente riferito il suo “Trionfo di David” oggi conservato presso la Galleria Corsini, una tela che viste le dimensioni analoghe la De Gennaro ha proposto di considerare come l’ideale pendant della nostra, entrambe da collocarsi entro gli anni Quaranta del secolo. Nella nostra tela, l’episodio narrato nell’Esodo (I, 16 -22) ha per protagoniste le sette figlie di Jetro, un sacerdote della terra di Madian, incappate mentre abbeverano il gregge in un facinoroso gruppo di pastori e tratte in salvo dal giovane Mosè che mette in fuga i molestatori venendo ricompensato con il matrimonio di una delle fanciulle. L’imprinting napoletano è domesticato qui da istanze classiciste e francesizzanti, soprattutto scoperte nella struttura equilibrata del gruppo figurale delle fanciulle e nell’ingentilimento delle forme. Bibliografia: R. De Gennaro, Profilo di Giovan Battista Quagliata, in Prospettiva, 43, 1985, pp. 26-42.